Cittadinanza e Costituzione – Italia Europa

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Cittadinanza e Costituzione – Italia  Europa
Ileana Tozzi

Pagg. VI- 322 
ISBN 9788887647594

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Descrizione

Cittadinanza e Costituzione – Italia Europa
Ileana Tozzi

Pagg. VI- 322 
ISBN 9788887647594

Descrizione del libro Cittadinanza e Costituzione – Italia Europa:

La scuola è un luogo privilegiato in cui le differenze diventano un terreno fertile sul quale costruire un futuro migliore. Con questa consapevolezza il volume parte da lontano, dall’origine stessa della parola Europa nel mondo greco, per arrivare ai giorni nostri. Ogni capitolo è introdotto da un sommario esplicativo, che in forma chiara e semplice indica le parole chiave e gli obiettivi didattici formativi.

La seconda parte (Diritto, economia, società) mette a fuoco le varie fasi in cui alcuni Stati si sono fatti promotori di un graduale processo di unificazione economica (Dalla Comunità Unione). Nella terza parte (Cittadini d’Europa) il volume prende in esame lo sviluppo delle costituzioni dei singoli Paesi membri dell’Unione e le varie fasi della nascita della Costituzione Europea. Nella quarta parte si presenta una cospicuo appendice di documenti che culmina nella Costituzione della Repubblica Italiana (con un commento articolo per articolo) e nella Costituzione Europea.

Il libro è consigliato per tutte le classi della Scuola Secondaria di Primo Grado e per il biennio della Scuola Secondaria di Secondo Grado.

 

Introduzione al libro

«La Carta Costituzionale e le sue disposizioni

vengano sistematicamente insegnate, studiate ed analizzate

per offrire ai giovani un quadro di riferimento

indispensabile a costruire il loro futuro

di cittadini consapevoli dei propri diritti e doveri».

Giorgio Napolitano

Presidente della Repubblica Italiana

«L’uomo è la propria terra che cammina». Con questa suggestiva immagine Jean Jacques Rousseau espresse il significato più autentico e profondo dell’appartenenza intima ed irrevocabile di ciascuno di noi alla terra che l’ha generato.

Il legame che si stabilisce alla nascita si nutre e si sostanzia della lingua degli affetti, il dialetto, delle tradizioni, dei colori, dei cibi, dei sapori, dei mille tratti unici, irripetibili che connotano ogni luogo, ogni spazio, ogni storia.

Essere consapevoli di questa verità significa rispecchiarsi negli occhi dell’altro riconoscendo alla radice le legittime peculiarità di ogni cultura, con pari dignità, schivando le trappole insidiose dei localismi, dei particolarismi, dei campanilismi che troppo facilmente tendono a degenerare.

Ora che il mondo si è fatto troppo piccolo per consentire ancora l’esclusione, il rischio che si corre è quello di una globalizzazione massificante, di una omologazione che è appiattimento, annullamento delle identità che, sole, possono dare il senso e l’armonia di una realtà multiforme e versatile, ricca delle sue infinite forme che meritano di essere riconosciute, additate agli altri, tutelate nella memoria, amate per quel che rappresentano.

L’insegnamento di Cittadinanza e Costituzione si dispiega nell’orizzonte dell’Unione Europea, partendo dalla ricerca dei fondamenti storici di un’identità complessa per approdare alla rassegna dei principi normativi a fondamento della società in cui viviamo.

Ileana Tozzi

La Costituzione Italiana

La Costituzione della Repubblica Italiana è la legge fondamentale e fondativa dello Stato italiano, approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947 e promulgata dal capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola il 27 dicembre 1947.

L’Assemblea Costituente era stata eletta con sistema proporzionale il 2 giugno 1946, data in cui si svolse il referendum istituzionale che con il 54% dei voti dette vita alla Repubblica Italiana. I 556 membri dell’Assemblea Costituente, rappresentanti dei partiti che avevano preso parte alla liberazione, seppero ricercare nell’interesse dello Stato principi normativi di sintesi rispetto alle singole concezioni ideologiche.

La Costituzione della Repubblica Italiana fu pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 298, edizione straordinaria, del 27 dicembre 1947 ed entrò in vigore il 1º gennaio 1948.

La Costituzione Europea

Il Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa, comunemente detto Costituzione europea, è stato riformulato nel Trattato di Lisbona, entrato in vigore il 1° dicembre 2009.

La Costituzione Europea si compone di un preambolo, di quattro parti (per un totale di 448 articoli), di 36 protocolli, due allegati, un Atto finale: il preambolo enuncia i principi e gli obiettivi ideali dell’Unione, la prima parte enuncia la sua natura, le sue istituzioni, i suoi principi e i suoi simboli, la seconda parte integra la precedente Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, la terza parte enuncia le disposizioni che regolano il funzionamento pratico dell’Unione nei vari settori, i protocolli spiegano alcune particolari regole di funzionamento, i due allegati sono delle postille, l’Atto finale sintetizza la Costituzione e funge da conclusione.

Approfondimento

IL MANIFESTO PER UN’EUROPA LIBERA ED UNITA O MANIFESTO DI VENTOTENE
Per un’ampia introduzione a questo testo e ai suoi autori si vedano le
pagg. 76-81 della Parte prima del volume e le pagg. 144-147 della Parte
seconda. Del Manifesto riportiamo solo ampi brani scelti. Il testo completo
è reperibile sul nostro sito: www.agenzialibrariaeditrice.it.

Prefazione del libro

I presenti scritti sono stati concepiti e redatti nell’isola di Ventotene, negli anni 1941 e 1942. In quell’ambiente d’eccezione, fra le maglie di una rigidissima disciplina, attraverso un’informazione che con mille accorgimenti si cercava di rendere il più possibile completa, nella tristezza dell’inerzia forzata e nell’ansia della prossima liberazione, andava maturando in alcune menti un processo di ripensamento di tutti i problemi che avevano costituito il motivo stesso dell’azione compiuta e dell’atteggiamento preso nella lotta.

Preparandosi a combattere con efficienza la grande battaglia che si profilava per il prossimo avvenire, si sentiva il bisogno non semplicemente di correggere gli errori del passato, ma di rienunciare i termini dei problemi politici con mente sgombra da preconcetti dottrinari o da miti di partito.

Fu così che si fece strada, nella mente di alcuni, l’idea centrale che la contraddizione essenziale, responsabile delle crisi, delle guerre, delle miserie e degli sfruttamenti che travagliano la nostra società, è l’esistenza di Stati sovrani, geograficamente, economicamente, militarmente individuati, consideranti gli altri Stati come concorrenti e potenziali nemici, viventi gli uni rispetto agli altri in una situazione di perpetuo bellum omnium contra omnes.
I motivi per cui questa idea, di per sé non nuova, assumeva un aspetto di novità nelle condizioni e nell’occasione in cui veniva pensata, sono vari:

1) Anzitutto, la soluzione internazionalista, che figura nel programma di tutti i partiti politici progressisti, viene da essi considerata, in un certo senso, come una conseguenza necessaria e quasi automatica del raggiungimento dei fini che ciascuno di essi si propone. I democratici ritengono che l’instaurazione, nell’ambito di ciascun Paese, del regime da essi propugnato, condurrebbe sicuramente alla formazione di quella coscienza unitaria che, superando le frontiere nel campo culturale e morale, costituirebbe la premessa che essi ritengono indispensabile ad una libera unione di popoli anche nel campo politico ed economico. E i socialisti, dal canto loro, pensano che l’instaurazione di regimi di dittatura del proletariato nei vari Stati, condurrebbe di per sé ad uno Stato internazionale collettivista.

Ora, una analisi del concetto moderno di Stato e dell’insieme di interessi e di sentimenti che ad esso sono legati, mostra chiaramente che, benché le analogie di regime interno possano facilitare i rapporti di amicizia e di collaborazione fra Stato e Stato, non è affatto detto che portino automaticamente e neppure progressivamente alla unificazione, finché esistano interessi e sentimenti collettivi legati al mantenimento di una unità chiusa all’interno delle frontiere.

L’abolizione delle frontiere politiche ed economiche fra Stato e Stato non discende dunque necessariamente dall’instaurazione contemporanea di un dato regime interno in ciascuno Stato; ma è un problema a sé stante, che va aggredito con mezzi propri e ad esso attagliantisi. Non si può essere socialisti, è vero, senza essere insieme internazionalisti; ma ciò per un legame ideologico, più che per una necessità politica ed economica; e dalla vittoria socialista nei singoli Stati non discende necessariamente lo Stato internazionale.

2) Ciò che spingeva inoltre ad accentuare in modo autonomo la tesi federalista, era il fatto che i partiti politici esistenti, legati ad un passato di lotte combattute nell’ambito di ciascuna nazione, sono avvezzi, per consuetudine e per tradizione, a porsi tutti i problemi partendo dal tacito presupposto dell’esistenza dello Stato nazionale, ed a considerare i problemi dell’ordinamento internazionale come questioni di «politica estera», da risolversi mediante azioni diplomatiche e accordi fra i vari governi.

Questo atteggiamento è in parte causa, in parte conseguenza di quello prima accennato, secondo cui, una volta afferrate le redini di comando nel proprio Paese, l’accordo e l’unione con regimi affini in altri Paesi è cosa che viene da sé, senza bisogno di dar luogo ad una lotta politica a ciò espressamente dedicata.

Negli autori dei presenti scritti si era invece radicata la convinzione che chi voglia proporsi il problema dell’ordinamento internazionale come quello centrale dell’attuale epoca storica, e consideri la soluzione di esso come la premessa necessaria per la soluzione di tutti i problemi istituzionali, economici, sociali che si impongono alla nostra società, debba di necessità considerare da questo punto di vista tutte le questioni riguardanti i contrasti politici interni e l’atteggiamento di ciascun partito, anche riguardo alla tattica e alla strategia nella lotta quotidiana.

Tutti i problemi, da quello delle libertà costituzionali a quello della lotta di classe, da quello della pianificazione a quello della presa del potere e dell’uso di esso, ricevono una nuova luce se vengono posti partendo dalla premessa che la prima mèta da raggiungere è quella di un ordinamento unitario nel campo internazionale.

3) Un altro motivo ancora — e forse il più importante — era costituito dal fatto che l’ideale di una Federazione Europea, preludio di una Federazione Mondiale, mentre poteva apparire lontana utopia ancora qualche anno fa, si presenta oggi, alla fine di questa guerra, come una mèta raggiungibile e quasi a portata di mano.

Nel totale rimescolamento di popoli che questo conflitto ha provocato in tutti i Paesi soggetti all’occupazione tedesca, nella necessità di ricostruire su basi nuove una economia quasi totalmente distrutta, e di rimettere sul tappeto tutti i problemi riguardanti i confini politici, le barriere doganali, le minoranze etniche ecc.

Nel carattere stesso di questa guerra, in cui l’elemento nazionale è stato così spesso sopravanzato dall’elemento ideologico, in cui si sono visti piccoli e medi Stati rinunziare a gran parte della loro sovranità a favore degli Stati più forti, e in cui da parte degli stessi fascisti il concetto di «spazio vitale» si è sostituito a quello di «indipendenza nazionale»; in tutti questi elementi sono da ravvisare dei dati che rendono attuale come non mai, in questo dopoguerra, il problema dell’ordinamento federale dell’Europa.

Forze provenienti da tutte le classi sociali, per motivi sia economici sia ideali, possono essere interessate ad esso. Ad esso ci si potrà avvicinare per via di trattative diplomatiche e per via di agitazione popolare; promuovendo fra le classi colte lo studio dei problemi ad esso attinenti, e provocando stati di fatto rivoluzionari, avvenuti i quali non sia più possibile tornare indietro; influendo sulle sfere dirigenti degli Stati vincitori, ed agitando negli Stati vinti la parola che solo in una Europa libera e unita essi possono trovare la loro salvezza ed evitare le disastrose conseguenze della sconfitta.

Appunto per questo è sorto il nostro Movimento. È la preminenza, l’anteriorità di questo problema rispetto a tutti quelli che si impongono nell’epoca in cui ci stiamo inoltrando; è la sicurezza che, se lasceremo risolidificare la situazione nei vecchi stampi nazionalistici, l’occasione sarà persa per sempre, e nessuna pace e benessere duraturo ne potrà avere il nostro continente; è tutto questo che ci ha spinto a creare un’organizzazione autonoma, allo scopo di propugnare l’idea della Federazione Europea come mèta realizzabile nel prossimo dopoguerra.

Il nostro Movimento, che vive oramai da circa due anni della difficile vita clandestina sotto l’oppressione fascista e nazista; i cui aderenti provengono dalle file dei militanti dell’antifascismo e sono tutti in linea nella lotta armata per la libertà; che ha già pagato il suo duro contributo di carcere per la causa comune; il nostro Movimento non è e non vuol essere un partito politico.

Non siamo un partito politico perché, pur promuovendo attivamente ogni studio riguardante l’assetto istituzionale, economico, sociale della Federazione Europea, e pur prendendo parte attiva alla lotta per la sua realizzazione e preoccupandoci di scoprire quali forze potranno agire in favore di essa nella futura congiuntura politica, non vogliamo pronunciarci ufficialmente sui particolari istituzionali, sul grado maggiore o minore di collettivizzazione economica, sul maggiore o minore decentramento amministrativo ecc. ecc., che dovranno caratterizzare il futuro organismo federale.

Lasciamo che nel seno del nostro Movimento questi problemi vengano ampiamente e liberamente discussi, e che tutte le tendenze politiche, da quella comunista a quella liberale, siano presso di noi rappresentate.

Di fatto, i nostri aderenti militano quasi tutti in qualcuno dei partiti politici progressivi: tutti si accordano nel propugnare quelli che sono i principii basilari di una libera Federazione Europea, non basata su egemonie di sorta, né su ordinamenti totalitari, e dotata di quella solidità strutturale che non la riduca ad una semplice Società delle Nazioni.

Tali principi si possono riassumere nei seguenti punti: esercito unico federale, unità monetaria, abolizione delle barriere doganali e delle limitazioni all’emigrazione tra gli Stati appartenenti alla Federazione, rappresentanza diretta dei cittadini ai consessi federali, politica estera unica.

In questi due anni di vita, il nostro Movimento si è largamente diffuso fra i gruppi ed i partiti politici antifascisti. Alcuni di essi ci hanno espresso pubblicamente la loro adesione e la loro simpatia. Altri ci hanno chiamato a collaborare alle loro formulazioni programmatiche. Non è forse presuntuoso dire che è in parte merito nostro, se i problemi della Federazione Europea vengono così spesso trattati nella stampa clandestina italiana.

Il nostro giornale, L’Unità Europea, segue con attenzione gli avvenimenti della politica interna ed internazionale, prendendo posizione di fronte ad essi con assoluta indipendenza di giudizio.

I presenti scritti, frutto dell’elaborazione di idee che ha dato luogo alla nascita del nostro Movimento, non rappresentano però che l’opinione dei loro autori, e non costituiscono affatto una presa di posizione del Movimento stesso.

Vogliono solo essere una proposizione di temi di discussione a coloro che vogliono ripensare tutti i problemi della vita politica internazionale tenendo conto delle più recenti esperienze ideologiche e politiche, dei risultati più aggiornati della scienza economica, delle più sensate e ragionevoli prospettive per l’avvenire.

Saranno presto seguiti da altri studi. Il nostro augurio è che possano suscitare fermento di idee; e che, nella presente atmosfera arroventata dall’impellente necessità dell’azione, portino un contributo di chiarificazione che renda l’azione sempre più decisa, cosciente e responsabile. Il Movimento italiano per la federazione europea Roma, 22 Gennaio 1944.

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