Canto di Natale

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Canto di Natale
Charles Dickens
a cura di Anna Maria Weissenfeld
Quarta edizione
pagg. XVIII – 198 
ISBN 9788887647136

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Descrizione

Canto di Natale
Charles Dickens
a cura di Anna Maria Weissenfeld
Quinta edizione
pagg. XVIII – 198 
ISBN 9788887647136

Descrizione del libro:

La storia di Ebenezer Scrooge è diventata la storia di Natale per antonomasia. Il personaggio di Dickens è assurto a modello di ogni racconto in cui crudeltà e aridità d’animo lascino spazio alla luce della speranza e della redenzione. Come in David Copperfield e nelle Avventure di Oliver Twist, Dickens, sebbene nel travestimento della favola natalizia, addita le colpe della società industriale che, con le sue iniquità e il suo egoismo, spinge l’individuo nel baratro dell’abiezione morale. Ma proprio sull’orlo dell’abisso lo scrittore ci indica la salvezza nella voce del cuore e della poesia.

Il Canto di Natale è presentato in una nuova traduzione, riccamente illustrato con immagini ispirate a disegni d’epoca. In appendice lo studente troverà un pratico apparato didattico di analisi e comprensione del testo per scoprire con l’ausilio dell’insegnante i segreti dell’arte letteraria del grande scrittore inglese.

Il libro è consigliato per le classi prime e seconde della Scuola Secondaria di Primo Grado.

Charles Dickens (1812-1870): la vita e le opere

L’epoca in cui Charles Dickens, il più popolare autore di romanzi inglese, scrisse le sue opere fu quella della regina Vittoria (»-1901). Già prima del suo avvento al trono (»), lo «spirito vittoriano» di quel periodo storico, che da lei doveva prendere il nome, era cominciato.

In campo legislativo erano state votate importanti leggi, come il Reform Bill del 1832, che fu il primo passo verso il «suffragio universale», cioè verso il diritto al voto per tutti gli uomini, che quadruplicò il numero dei votanti: cosicché, in Parlamento poterono sedere anche i rappresentanti delle grandi città industriali e non soltanto gli aristocratici e ricchi proprietari terrieri.

Altre leggi che estesero la democrazia politica in Inghilterra e alleviarono l’ingiustizia sociale furono le cosiddette Factory Actsc, votate tra il 1816 ed il 1833, destinate a regolamentare il lavoro nelle fabbriche e in special modo il lavoro infantile. Nel 1834 una legge aboliva la schiavitù. Nello stesso anno una legge (la Poor Law più importante) istituiva un sistema pubblico di assistenza per i poveri.

Con il progredire della legislazione in campo sociale, dei mezzi di trasporto, dei commerci e con gli sviluppi scientifici si fecero grandi passi in avanti. La scienza fu applicata all’ industria e l’ Inghilterra si trasformò da paese agricolo in uno industriale (tanto che fu detta «officina del mondo»). Inoltre l’ Inghilterra, ricca ed autosufficiente, governata politicamente da una borghesia prospera e conservatrice e non dai nobili, da piccola isola era diventata un impero mondiale (di cui Vittoria divenne imperatrice). Da ciò derivò un forte senso di nazionalismo e di autocompiacimento: essa era diventata la più forte nazione europea!

Quando le altre nazioni lottavano ancora per la propria indipendenza e non erano ancora stati sovrani, l’ Inghilterra aveva un governo stabile con un Parlamento eletto (anche se non da tutti gli strati della società), sotto una monarchia non più assoluta, una borghesia che possedeva tutte le fonti di ricchezza del paese (industrie, commerci, finanze ed investimenti nei vari settori).

L’ epoca vittoriana fu anche testimone di un immane sforzo filantropico per sollevare gli strati più poveri della società dalle terribili condizioni di miseria in cui li aveva gettati la selvaggia urbanizzazione dovuta allo sviluppo delle città industriali. Si cercò di dare a queste classi una migliore istruzione e leggi più umane per proteggerle ed aiutarle nella dura lotta per l’ esistenza. Importante fu anche il contributo dato dalla letteratura e specialmente dal romanzo.

Dickens, come romanziere, fa parte del «Movimento del romanzo umanitario» cui appartengono altri scrittori che trattano i problemi sociali, come ad esempio Benjamin Disraeli (1804-1881), primo ministro della Regina Vittoria, Charles Kingsley (1819-1875) e Charles Reade (1814-1884), tutti contemporanei di Dickens.

Questi autori scrissero romanzi in cui è esplicita la denuncia dei mali della società vittoriana: l’ estrema povertà della stragrande maggioranza della popolazione che, strappata dalla campagna e fatta vivere nelle catapecchie (slums) delle grandi città non ha i mezzi sufficienti per il suo sostentamento, essendo sottopagata e sfruttata in tutti i sensi.

Questo genere letterario divenne la forma più popolare di letteratura dell’ Ottocento perché si rivolgeva a tutte le classi sociali, ma soprattutto perché divenne veicolo di idee oltre che mezzo di svago. Molto popolare fu il modo in cui i romanzi venivano pubblicati e divulgati: essi uscivano a puntate in fascicoli da pochi soldi o su periodici e soltanto in seguito in volumi; la gente ne aspettava la pubblicazione con grande interesse e curiosità per sapere gli sviluppi delle vicende dei vari protagonisti.

Il tema principale di quasi tutte le opere del nostro Autore è, dunque, la realtà della situazione dell’ Inghilterra dopo le guerre napoleoniche: egli esprime, nei suoi romanzi, le nuove idee delle riforme sociali predicate da uomini come il filosofo dell’ utilitarismo Jeremy Bentham (1748-1832).

Dickens invece di raccontare storie fantastiche come avevano fatto gli scrittori romantici, fece piangere i suoi lettori raccontando storie vere, di gente povera, specialmente di bambini, ambientate in grandi città, in fabbriche, in ospizi, negli slums e nei ghetti di Londra. Voleva suscitare nei suoi lettori sentimenti di partecipazione e di compassione e contribuire così a far scomparire quei mali dalla società.

Vita e Opere

Dickens nacque a Portsea, vicino a Portsmouth, nel sud dell’ Inghilterra il 7 febbraio 1812, dove il padre John era impiegato statale negli Uffici della Royal Navy. Nel 1814 la famiglia si trasferì prima a Londra e poi a Chatham e nel 1822 di nuovo a Londra. Le condizioni economiche dei Dickens erano sempre state precarie, ma a Londra la famiglia, ormai composta di sei figli, si venne a trovare in gravi difficoltà anche perché il padre venne imprigionato per debiti nella prigione di Marshalsea.

Il ragazzino venne ritirato dalla scuola e mandato a lavorare in una fabbrica di lucido da scarpe – la Warren’s Blacking Warehouse – dove lavava i contenitori del lucido e vi applicava le etichette. In quell’ ambiente malsano e deprimente, dove i ragazzi che vi lavoravano dovevano mangiare e dormire, egli soffrì terribili privazioni e umiliazioni che in seguito descrisse nei primi capitoli di quello che è unanimamente ritenuto il suo romanzo più autobiografico e il suo capolavoro, David Copperfield.

In alcuni appunti da lui scritti e consegnati all’ amico e biografo John Foster, che li pubblicò, Dickens racconta questo periodo di disperazione che lasciò un segno indelebile sul suo carattere e ispirò alcune delle pagine più toccanti delle sue opere. Egli dice di non aver mai completamente perdonato ai suoi genitori di averlo mandato in quel luogo e specialmente alla madre che non volle riprenderlo in casa neanche dopo che le condizioni economiche della famiglia erano migliorate. Finalmente il padre lo riprese con sé e lo rimandò a scuola, la Wellington House Academy.

Charles non aveva seguito studi regolari ed aveva una scarsa cultura ma aveva letto molto fin dalla sua primissima infanzia: lesse avidamente tutti i maggiori autori del Settecento (come Defoe, Fielding, Smollett, Goldsmith) ma anche il Don Chisciotte, il Gil Blas e Le Mille e Una Notte.

Finita la scuola, trovò impiego presso uno studio legale, poi imparò a stenografare e divenne giornalista e reporter parlamentare.

Lavorò per molti giornali e, accanto alla carriera giornalistica, iniziò quella di narratore scrivendo storie e bozzetti di vita quotidiana e di personaggi della Londra di allora.

Nacquero così nel 1836 gli Sketches by Boz che gli diedero subito fama di narratore umoristico, cui seguirono i Documenti postumi del «Circolo Pickwick», vero capolavoro di umorismo in cui vengono descritti gli aspetti più strani, paradossali e divertenti della società inglese: soltanto il Martin Chuzzlewit (1843-44), scritto dopo il suo viaggio in America, satira dei costumi e del modo di vivere americano, potrà rivaleggiare per vis comica con i Pickwick Papers.

Il secondo grande romanzo di Dickens uscì nel 1837-39, Oliver Twist: esso racconta le drammatiche avventure di un orfano nei bassifondi di Londra ed è il primo della serie dei cosiddetti «romanzi sentimentali» che continuerà con Nicholas Nickleby (1838-39), The Old Curiosity Shop (1843), A Christmas Carol (1843) – la prima delle cinque storie di Natale – e culminerà con quello che è forse il romanzo più amato e più letto dell’ Autore, David Copperfield (1849-50).

Questo romanzo contiene, come già detto, molte notizie autobiografiche specialmente nella prima parte che racconta le vicende e le sofferenze di un ragazzo orfano maltrattato da un dispotico patrigno che lo costringe ad andare a lavorare in uno di quegli orribili posti in cui si sfruttava il lavoro infantile, finché incontra Mr. Micawber, uno dei più famosi personaggi dickensiani, in cui l’ Autore pare adombrare la figura del proprio padre, un commesso viaggiatore sempre al verde con una numerosa famiglia, un idealista sognatore dal cuore d’oro. Questi aiuta Copperfield ad uscire da quel mondo crudele e a cominciare una nuova vita.

In questi romanzi Dickens dimostra di conoscere profondamente i problemi sociali del suo tempo: la povertà delle masse, l’ orrore degli slums, la durezza del sistema scolastico, la mancanza dell’ assistenza medica, la severità delle leggi quando si trattava di giudicare i poveri e la totale inadeguatezza del sistema di assistenza sociale.

L’ ambiente che l’ Autore descrive è di solito quello squallido dei bassifondi londinesi, eppure il mondo di Dickens non è tragico perché lui non possiede le qualità di un grande scrittore tragico che porta i suoi eroi alla catastrofe; le sue conclusioni sono sentimentali e melodrammatiche: i buoni vengono premiati mentre i cattivi vengono puniti. Anche in molti dei suoi romanzi scritti in seguito ci sarà questo tipo di sentimentalismo ma meno accentuato.

Dopo i romanzi in cui prevale la vena sentimentale, egli scrisse i grandi romanzi in cui la critica sociale è più esplicita: Dombey and Son (1847-48), storia di un grande mercante londinese il cui orgoglio viene umiliato dalle avversità della vita ma il cui cuore, alla fine, diventa più tenero; Bleak House (1853) satira e denuncia delle lentezze dei processi e delle lungaggini burocratiche dell’ Alta Corte di Giustizia; Hard Times (1854), che ha per sfondo una cittadina immaginaria, Coketown, nel distretto minerario-industriale detto il «Black Country»; scrisse poi Little Dorrit (1857) un attacco al crudele sistema punitivo delle prigioni per debitori.

Our Mutual Friend (1865) e The Mystery of Edwin Drood (1870), lasciato incompiuto alla sua morte avvenuta il 9 giugno 1870, mostrano un Dickens non al massimo della sua abilità narrativa, ma ancora in grado di inventare situazioni e personaggi degni di un grandissimo scrittore; in tutti questi romanzi Dickens usa più consapevolmente lo strumento della critica al sistema sociale ed ha come scopo una più aperta e diretta denuncia dei mali che rovinano la società del suo tempo. Non a caso il suo romanzo più impegnato, Hard Times, è stato da lui dedicato al grande filosofo scozzese Thomas Carlyle (1795-1881) nemico del materialismo e dell’ utilitarismo della società industriale.

Nel 1836, Dickens aveva sposato Catherine Hogarth dalla quale ebbe dieci figli e che lo accompagnò nei vari viaggi che lui fece in continente (Italia, Svizzera, Francia) e dalla quale si separò nel 1858.

A Christmas Carol

John Foster, il primo biografo di Dickens, disse nel 1873, anno della pubblicazione della Vita di Charles Dickens, che il suo amico si era «identificato con il Natale». Infatti, fin dalla sua prima opera, in quei pezzi giornalistici che vanno sotto il titolo di Sketches by Boz, egli aveva celebrato il Natale come un tempo magico in cui tutte le discordie si dimenticano e i sentimenti si risvegliano e la gente torna ad abbracciarsi.

Anche nei Pickwick Papers (1836-37) l’ Autore venera il Natale come «una breve stagione di felicità e gioia» (in A Christmas Carol questi sentimenti, che l’ atmosfera natalizia risveglia, riecheggiano nelle parole del nipote di Scrooge). Tra il 1843 e il 1848 Dickens scrisse cinque Storie di Natale che furono pubblicate separatamente e poi raccolte in un singolo volume nel 1852.

Questi racconti, insieme alle storie di Natale che Dickens scrisse e pubblicò nei suoi periodici «Household Words» e «All the Year Round» negli anni 1850 e 1860, hanno legato per sempre il nome di Dickens al Natale e rappresentano ciò che è noto come «lo spirito natalizio dickensiano» che consiste in una gioiosa benevolenza nei confronti di tutti, un idealismo morale e la celebrazione delle feste di Natale. Dickens in persona disse che la Christmas Carol riassume l’ ideale del Natale.

L’ Autore adattò la sua storia per una conferenza a Birmingham nel dicembre del 1853 nella quale egli spiegò qual era il suo «ideale» e che rimase nel suo repertorio (tra le sue attività c’era anche quella del lettore e conferenziere delle sue opere) per tutta la sua carriera di conferenziere, praticamente fino alla morte (infatti fu il pezzo forte della sua Conferenza d’ addio nel 1870). Dei cinque Racconti di Natale, il primo, A Christmas Carol, è il più noto, il più letto, drammatizzato, messo in scena (nel Natale del 2000 ne è stato fatto un «musical» a Londra), se ne sono fatti film (l’ ultimo nel 1999), anche a cartoni animati.

Ad oltre un secolo e mezzo dalla sua prima pubblicazione (1843), questo Racconto di Natale incanta i lettori di tutto il mondo (basti ricordare che è stato tradotto in oltre trenta lingue) con la festosa atmosfera natalizia che descrive e con gli indimenticabili personaggi che presenta.

Scrooge, innanzi tutto, l’ avaro e attivo uomo d’affari che alla fine si ravvede e diventa l’ uomo più buono e generoso che ci sia; l’ impiegato Cratchit, vittima del suo datore di lavoro, e la sua modesta famiglia che vive dignitosamente nonostante la povertà, e Tiny Tim il loro bambino storpio e malato, con il suo amore per tutti trasmessogli dai suoi amorevoli genitori; e poi il nipote di Scrooge, Fred, gioviale e generoso, che, nonostante qualche difficoltà finanziaria, riesce a trascorrere un Natale lieto e spensierato insieme alla moglie, agli amici e ai parenti.

L’ opulenta società vittoriana è rappresentata in tutte le sue parti: la maggioranza della popolazione, che vive di stenti, i bottegai con i negozi pieni di ogni ben di Dio, proveniente da tutte le parti del mondo: le spezie e i frutti esotici dalle colonie, le cipolle provenienti dalla Spagna, le prugne dalla Francia.

Solo le mele, abbondanti, sono un prodotto nazionale e sono destinate ai poveri: una famiglia povera qual è quella di Bob Cratchit deve accontentarsi dell’ oca tradizionale, delle patate, delle mele come contorno e del pudding (fatto per lo più dei resti di pane raffermo, di grasso di scarto come il sego, e di spezie per migliorarne il sapore), mentre sulle tavole dei ricchi c’è il tacchino, la carne di manzo, dolci elaborati e frutta di ogni sorta. Nelle case dei benestanti si bevono vini (porto, sherry) caldi speziati, punch o grog, mentre Bob e la sua famiglia si devono accontentare di una bevanda calda a base di limone e gin (tradizionale liquore distillato nazionale inglese).

Scrooge non appartiene né al ceto dei ricchi, opulenti e spendaccioni, né allo strato più basso della società ma è un uomo di affari di successo: non festeggia il Natale, quindi non spende per cose futili perché è tirchio e non ama ostentare la sua ricchezza, frutto di un’attività attenta e disciplinata: è ricco, sì, ma sobrio.

La Vigilia di Natale, infatti, quando gli altri, anche i più poveri, si lasciano andare a qualche «spesuccia», lui si accontenta di un parco e solitario pasto in una taverna e prima di andarsene a letto, di una zuppa di avena (gruel, cioè un porridge quasi liquido che di solito è riservato ad ammalati ed anziani) per scaldarsi e guarire dal raffreddore.

Il porridge è il piatto scozzese a base di farina di avena, fatta bollire nell’ acqua o nel latte, servito caldo per la prima colazione soprattutto in Scozia, ma ora anche in America. Che sia questo un altro accenno all’ avarizia che, si dice, sia una forte componente del carattere degli scozzesi, gli avari per antonomasia in Gran Bretagna? Gli scozzesi erano da sempre ritenuti attivi ed abili uomini d’ affari: nel boom economico vittoriano molti erano i banchieri e gli investitori di origine scozzese che per competenza superavano gli inglesi ed erano per questo molto invidiati.

Scrooge può apparire in un primo momento antipatico come personaggio, ma accompagnandolo nelle varie fasi della sua trasformazione, l’ Autore, forte della convinzione che ogni uomo merita di avere un’ occasione per pentirsi e redimersi (questo insegna anche la religione cristiana), lo rende sempre più simpatico al lettore. Persino un uomo ostico e riluttante a qualsiasi cambiamento, deve cedere e rendersi conto che l’ unica strada per essere soddisfatti della propria vita è quella di aprire il proprio cuore ai sentimenti umani più naturali che sono la solidarietà e l’ amore per il prossimo.

Nel Racconto di Natale, il cui titolo completo è A Christmas Carol, Being A Ghost Story of Christmas, più che la storia di Scrooge, ciò che attrae è l’ elemento sovrannaturale, cioè l’ apparizione dei Tre Fantasmi. Dickens non usò tale espediente per rendere la sua storia più attraente per il pubblico dei suoi lettori, ma per esprimere la sua morale antimaterialistica. Egli era fermamente convinto che i miglioramenti materiali in campo sociale erano importanti ma altrettanto essenziale era una trasformazione morale dell’ individuo.

Per lui, prima di riformare la società e le sue leggi, bisognava cambiare il cuore e la mente degli uomini ed educarli alla benevolenza, alla comprensione e all’ amore per il prossimo. L’ Autore, dunque, usa l’ elemento sovrannaturale per raggiungere tale scopo: Scrooge deve redimersi, diventare un uomo migliore per non finire come quegli spiriti condannati ad errare per l’ aria, senza più alcun potere di fare del bene e i Tre Fantasmi gli vengono mandati dall’ aldilà per aiutarlo in questo suo cammino.

Solo quando l’ uomo ricco ed egoista aiuterà il povero, non soltanto materialmente, ma con la sua simpatia, generosità e amore, «l’ ideale del Natale» potrà realizzarsi pienamente: questo è il messaggio dell’ Autore.

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